Vantaggio tecnico nel forex

Nel trading gli operatori valutano la soglia del 50% come riferimento probabilistico che ci si potrebbe aspettare aprendo e chiudendo operazioni in modo casuale.

In base a questo parametro, per vantaggio tecnico si intende l’opportunità di incrementare il tasso di vincita del 50%, endemico alla posizione speculativa, attraverso l’acquisizione di nozioni specifiche ed attinenti la dinamica dei prezzi.

In effetti senza vantaggio non si dovrebbe fare trading, e averne a disposizione significa essere in grado di sfuttare le rappresentazioni grafiche delle quotazioni che migliorano l’entrata della trade accelerando il raggiungimento di un profitto.

Nella speculazione finanziaria esistono molte forme di vantaggio tecnico, e ai fini del blog di Recensioni Forex alcune appartengono all’analisi tecnica tradizionale, ai patterns e alle figure tipiche delle chart, altre riguardano le indicazioni macroeconomiche che riflettono i fondamentali di un’economia oltre all’osservazione dei titoli legati al rapporto di cambio.

Dunque in un contesto incerto come quello dei mercati valutari il vantaggio tecnico permette di migliorare ampiamente il tasso random del 50%, in più istruzione e soprattutto esperienze acquisite mediante il numero degli eseguiti forniscono tutti gli elementi necessari a formare la figura del trader professionista.

Le oscillazioni dei cambi infatti non sono né fortuite né assolutamente imprevedibili come contrariamente sostiene la teoria accademica nota con il nome di Random Walk , e la combinazione delle diverse metodologie grafiche e quantitative possono anticipare il comportamento dei prezzi nei mercati finanziari. (dal sito www.recensioniforex.com)

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I 3 dogmi del trader professionista

Quando si comincia ad operare con strumenti finanziari è necessario conoscere le basi fondamentali di questo particolare mondo. La finanza, infatti, rappresenta una terra selvaggia irta d’insidie e minacce di ogni tipo ma anche di enormi ricchezze e guadagni. Molte persone, però, partono con il presupposto che queste ricchezze siano facilmente raggiungibili ed alla portata di tutti. Purtroppo, quest’affermazione è terribilmente falsa ed ogni giorno ci sono migliaia di utenti che perdono i loro soldi per constatarlo in prima persona.

Ad ogni modo, se è vero che la finanza è un mondo di sciacalli, è anche vero che esistono delle regole fondamentali che permettono di incrementare le proprie possibilità di ottenere dei profitti. Queste regole, da me definite dogmi a causa della loro importanza, sono utilizzate da tutti i trader professionisti e di successo del mondo finanziario. Sostanzialmente, sono terribilmente semplici e persino scontate ma ti assicuro che sfruttarle a proprio vantaggio e tutto un altro paio di maniche.
I 3 Dogmi Del Trader Professionista:
Ora che sono riuscito a catturare la tua attenzione, è giunto il momento di entrare nel vivo di questo articolo: quali sono i tre dogmi del trader professionista. Per maggiore semplicità, ho deciso di riassumerli brevemente nei tre punti qui sotto elencati:

  1. •    Non investire mai ciò che non puoi permetterti di perdere
  2. •    Quando investi, sii sempre distaccato dai tuoi soldi
  3. •    Gestisci al meglio le tue finanze e preparati al peggio anche quando tutto andrà bene
Dogma Numero 1
Ora che conosci i tre dogmi fondamentali del trader professionista, è giunto il momento di analizzarli uno per uno partendo proprio dal primo. Questo dogma, per quanto scontato possa sembrarti, rappresenta una delle problematiche maggiori di ogni utente poco addetto al mondo finanziario. Infatti, la maggior parte dell’utenza entra nei mercati finanziari con la convinzione di poter investire tutto ciò che si possiede. Questa metodologia, però, porta quasi sempre ad orribili conseguenze che andrebbero sempre evitate. Di conseguenza, è sempre necessario ricordarsi di investire solo ciò che ci si può permettere di perdere. In questa maniera, infatti, riuscirai a mantenere un discreto distacco dai tuoi soldi (secondo dogma) e non avrai grosse problematiche nel momento in cui il tuo investimento non andasse a buon fine.
 
Dogma Numero 2
Come ti ho già anticipato in precedenza, il secondo dogma del trader professionista è una conseguenza del primo. Infatti, rappresenta una vera e propria metodologia di pensiero che ti permetterà di operare con perfetta lucidità all’interno dei mercati finanziari senza problematiche di ogni genere. Insomma: quando operi in un mercato finanziario devi sempre essere al 100% e la paura di perdere i tuoi fondi è la prima motivazione per cui non riuscirai mai ad ottenere dei profitti. Questa paura, infatti, ti bloccherà spingendoti a non sfruttare delle occasioni che potrebbero essere enormemente vantaggiose in un preciso istante di tempo. Insomma: pensa a quando utilizzi un conto demo. Mentre operi, pensi di giocare e non hai alcun timore di ottenere una perdita sfruttando al massimo le tue capacità di trader.
 
Dogma Numero 3
Il terzo dogma del trader professionista è forse uno dei più importanti. L’ottimale gestione delle proprie finanze, infatti, rappresenta il punto di partenza ideale per ogni trader. Attraverso un ottimo money management, puoi organizzare le perdite in maniera che possano trasformarsi in profitti in futuro. Insomma: è semplicemente la gestione economica che inconsciamente effettui ogni giorno. Pensa, per esempio, a quando vai a fare delle compere: sai già in partenza cosa acquistare e quanto spendere. Nel mondo della finanza dovrai comportarti esattamente nella stessa maniera. Dovrai decidere in anticipo quanto sarai disposto ad investire e quanto potrai permetterti di perdere prima di fermarti. In questa maniera, avrai un controllo diretto sui tuoi fondi ed incrementerai esponenzialmente le tue possibilità di successo.
Conclusione
Come già ti avevo anticipato, i tre dogmi potrebbero risultarti piuttosto semplici e scontati. Purtroppo, la realtà è ben diversa e te ne accorgerai quasi subito. Quando, infatti, ti ritroverai di fronte alla tua prima vera operazione con fondi veri, ti accorgerai di quanto la pratica sia diversa dalla teoria. Ad ogni modo, se ricorderai questi tre dogmi fondamentali, nel tempo e con l’esperienza riuscirai a diventare anche tu un trader professionista e di successo! (dal sito forexguida.com del 03.01.2013)

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Analisi dei mercati

Penultima seduta di settimana che ha registrato una fase di correzione per la maggior parte delle borse del Vecchio Continente dopo gli allunghi delle precedenti giornate; non possiamo dire la stessa cosa per il nostro future che, per il terzo giorno consecutivo, si rivela il migliore di giornata chiudendo la seduta col segno più. L’accordo sulla supervisione bancaria definito durante l’Eurogruppo ha portato un rafforzamento del comparto bancario che come sappiamo incide in maniera determinante sull’andamento del nostro listino. Sono state in primis le banche popolari a sovraperformare il mercato trainando così al rialzo il Ftsemib, che a fine giornata chiude in guadagno dello 0.64% riagguantando area 15800 punti. In territorio positivo troviamo anche la Spagna con l’Ibex che termina con un +0.38%. In rosso le altre borse del Vecchio Continente: Parigi cede lo 0.10%, Londra (-0.27%) ed inifne Francoforte (-0.43%). L’euro prosegue nella sua salita nei confronti della moneta americana, si riporta proprio in questi istanti in area 1.31. Spread tra Btp e Bund in discesa a 329 bp.

A Wall Street, nonostante i positivi dati macroeconomici pubblicati, soprattutto i sussidi di disoccupazione calati di 25k unità rispetto al consensus di mercati, dopo un avvio in territorio positivo prevalgono le vendite: Il Nasdaq cede lo 0.72%, S&P500 (-0.63%), infine il DJ (-0.56%).

Tornando a Piazza Affari, come accennato in precedenza, in vetta al nostro listino troviamo tre banche popolari: si tratta di Popolare di Milano (+4.84%), a seguire Ubi Banca (+4.55%) ed infine Bper (+4.43%). Molto bene anche A2a (+2.58%) ed Enel Green Power (+2.41%). Tra i titoli che terminano in rosso troviamo ancora una volta Saipem e il comparto del lusso anche se con performance non particolarmente negative. Saipem, maglia nera di giornata, cede l’1.10%, a seguire Luxottica (-0.74%), Ferragamo (-0.71%), e Tod’s (-0.32%). In ribasso troviamo anche il titolo tecnologico Stm che cede lo 0.19%.

Per la giornata odierna dal punto di vista macroeconomico in agenda a Ws troviamo in pubblicazione alle ore 14.30 l’inflazione americana, attese stabili allo 0.2% su base mensile, mezz’ora più tardi il Pmi manifatturiero e alle ore 15.15 sarà la volta della produzione industriale rivista in salita dello 0.3%. In Europa dovremo seguire la pubblicazione in mattinata dei risultati sul Pmi manifatturiero dei vari paesi europei. A Piazza Affari sotto la lente degli investitori Fiat Auto in vista della pubblicazione dei dati sulle immatricolazioni di auto in Europa.

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Monti in bilico, cronaca di una giornata convulsa per Piazza Affari

Draghi non ha fatto il regalo di Natale all’Eurozona, ma le borse europee hanno comunque spuntato un segno positivo alla fine della seduta (+1,07% il Dax, +0,31% il Cac40 e +0,16% il Ftse100), rincuorate dagli indici azionari statunitensi in rialzo grazie ai titoli del settore tecnologico (+0,73% il Nasdaq Composite).

Il Consiglio direttivo della Bce ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rispettivamente allo 0,75%, all’1,50% e allo 0%.

Per la prima volta dall’inizio della crisi finanziaria, la Banca centrale europea “non ha fatto nessun regalo ai mercati finanziari e all’economia dell’Eurozona”, tagliando i tassi o lanciando misure straordinarie di stimolo, ha commentato Carsten Brzeski, economista di Ing.

“Il fatto che la Bce abbia lasciato i tassi invariati dopo le forti revisioni al ribasso sulla crescita e sull’inflazione”, annunciate oggi, “mostra che la Bce preferisce stimolare l’economia con misure non standard e non con ulteriori tagli dei tassi, visione supportata dalla decisione dell’Eurotower di proseguire con le operazioni di rifinanziamento con la procedura di full allotment almeno fino a inizio luglio 2013”.

Un taglio dei tassi non è del tutto escluso, ma richiederebbe un peggioramento significativo dell’economia. Anche il Comitato di politica monetaria della Bank of England ha deciso lasciare invariato il programma di allentamento quantitativo a 375 miliardi di sterline e il bank rate stabile allo 0,5%.

Milano è stata l’eccezione (-0,75% a 15.835 punti) in Europa a causa dei venti di crisi sul governo Monti dopo che il Pdl non ha votato la fiducia al decreto Sviluppo al Senato, reclamando le dimissioni del ministro Passera. Il Pd ha chiesto al premier di riferire al Capo dello Stato, parlando di “gesto irresponsabile”. E nelle prossime ore non è escluso un faccia a faccia al Colle tra Monti e Napolitano, anche se al momento in agenda non è previsto alcun incontro.

Questa la cronaca di una giornata convulsa per Piazza Affari, iniziata bene e finita male anche per lo spread Btp/Bund che si è allargato fino a quota 330 punti base (tasso al 4,59%). Ne hanno fatto le spese le banche: Unicredit ha perso l’1,02% a 3,69 euro, Intesa Sanpaolo l’1,37% a 1,29 euro, Monte dei Paschi il 2,44% a 0,2075 euro, Ubi Banca il 2,77% a 3,08 euro e la Popolare di Milano l’1,5% a 0,4079 euro.

Sono servite a poco le rassicurazioni arrivate dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e dal ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, secondo il quale l’Italia non è nel baratro, ma “bisogna stare sempre attenti e impegnati e continuare a proseguire con serietà il nostro lavoro” per riformare il Paese. Grilli non si è però sbilanciato sull’eventualità che, dopo il voto di oggi in Senato, si arrivi alla crisi di Governo: “non sono in grado e non è mio ruolo”, ha detto, “commentare le decisioni dei partiti che ci sostengono”.

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Commento sulla giornata di ieri 5 dicembre!!

Ancora una volta sono i dati Usa la causa dell’inversione di rotta a Piazza Affari. Il Ftse Mib, positivo per tutta la seduta, ha cambiato segno nel pomeriggio portandosi in chiusura a 15.954 punti (-0,54%). Anche l’Ibex non è stato da meno e ha perso lo 0,24% a 7.883 punti. Le altre piazze, invece, sono riuscite a resistere: Parigi ha spuntato un +0,28% a 3.590 punti, Londra un +0,39% a 5.892 punti e infine Francoforte un +0,26% a 7.454 punti.

Negli Stati Uniti è stato registrato a novembre un aumento dei posti di lavoro nei settori privati a 118.000 unità, quando però il consenso si aspettava un +140.000 unità. Colpa probabilmente degli effetti dell’uragano Sandy e del fiscal cliff che però sembrano non aver influito sull’indice Ism dei servizi che è salito ai massimi da otto mesi a novembre a 54,7 da 54,2 di ottobre. Paul Ashworth, economista di Capital Economics, ha però fatto notare che la sottocomponente dell’occupazione è scesa a 50,3 da 54,9, non lasciando presagire nulla di buono per i payroll di novembre in calendario venerdì. Nel frattempo, gli indici azionari statunitensi scambiano contrastati dopo che il Tesoro ha rilasciato i dettagli sulla proposta per alzare il tetto sul debito del Paese.

Sul versante obbligazionario lo spread tra Btp e Bund tedeschi si è portato a 312 punti, mentre il differenziale calcolato sui Bonos a 406 punti base dopo la deludente asta spagnola di questa mattina nella quale Madrid ha collocato in totale 4,25 miliardi di euro di titoli a fronte dei 4,5 miliardi massimi che intendeva vendere. A ciò si è aggiunta la doccia fredda di Fitch per cui le prospettive per le banche spagnole nel 2013 restano negative.

A pesare, per l’agenzia, è la stretta correlazione tra i loro rating e quello sovrano della Spagna, pari a BBB/negativo e il rilancio delle banche ristrutturate in un clima economico debole. Notizie più confortanti sono arrivate però dalla produzione industriale che è tornata positiva, dopo 13 mesi. A ottobre è aumentata dello 0,6% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso.

A Piazza Affari segno meno di per Eni (-1,81% a 17,90 euro) a seguito delle notizie relative a Saipem.

In rosso il comparto bancario: Intesa Sanpaolo l’1,06% a 1,312 euro, Unicredit lo 0,48% a 3,734 euro.

In territorio negativo anche Generali (-0,45% a 13,18 euro) che ha completato un’emissione obbligazionaria subordinata con durata trentennale per un importo complessivo di 1,25 miliardi di euro, rivolta ad investitori istituzionali, che ha ricevuto una domanda di oltre 9 miliardi, oltre 7 volte superiore al target di emissione.

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