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Financial Times: Monti non è l’uomo giusto per guidare l’Italia

Wolfgang Münchau, celebre commentatore del Financial Times, dedica un pungente editoriale a Monti spiegando perché “non è l’uomo giusto per guidare l’Italia” (Monti is not the right man to lead Italy).

Di seguito, la traduzione integrale dell’articolo apparso sul Financial Times:

Monti non è l’uomo giusto per l’Italia

La crisi finanziaria è ormai svanita in Italia, ma la crisi economica non si arresta. Non è passato giorno senza l’arrivo di notizie del peggioramento economico, del calo dell’occupazione, dei consumi, della produzione e della fiducia delle imprese. Ancora una volta, il governo europeo ha sottovalutato l’impatto prevedibile dell’austerità. Ma dopo un decennio di crescita pari praticamente a zero, l’economia italiana è ormai in una lunga e profonda recessione.
Come gli altri paesi meridionali della zona euro, l’Italia deve scegliere tra tre opzioni. La prima è quella di rimanere nell’euro e farsi carico del peso necessario al recupero e all’adeguamento fiscale. Intendendo sia l’adeguamento economico, in termini di costi del lavoro e inflazione, sia di bilancio. La seconda opzione è quella di rimanere nella zona euro, ma subordinata alla regolamentazione condivisa tra creditori e Paesi debitori.Terza possibilità: lasciare l’euro. La successione di governi italiani ha inoltre portato avanti una quarta opzione: rimanere nell’euro concentrandosi esclusivamente sul risanamento a breve termine dei conti pubblici e attendere.

Come la storia economica insegna, l’opzione quattro potrebbe riportarci all’opzione uno, due o tre. La mia preferita sarebbe stata seconda: vincolare l’adesione all’Euro alla regolazione. Ma Mario Monti, primo ministro italiano, non si è messo contro Angela Merkel. Non ha detto alla cancelliera che l’impegno dell’Italia con la moneta unica sarebbe dipeso da un’appropriata unione bancaria con un fondo risolutivo e assicurativo, da un sistema di bond europei e da una serie di misure più espansionistiche intraprese da Berlino.

Monti candidato alle prossime elezioni

Come primo ministro, Monti ha promesso una serie di riforme e la fine degli aumenti sulle tasse. Il governo Monti ha tentato l’introduzione di una serie di riforme strutturali anche modeste che tuttavia hanno finito con l’essere insignificanti sul fronte macro-economico. Dopo aver iniziato come Premier tecnico, Monti è ora passato alla carica politica. La narrativa elettorale del Monti candidato sostiene che sia stato egli a salvare l’Italia dal baratro, o almeno dal suo predecessore Silvio Berlusconi. Anche la riduzione dello spread ha fatto parte della narrativa elettorale di Monti, ma gli italiani sanno bene che la caduta dei tassi di interesse sui titoli di Stato si deve ad un altro Mario: Draghi, presidente della Banca Centrale Europea.

Elezioni in italia: possibilità a confronto

A sinistra, Pier Luigi Bersani, segretario generale del Partito Democratico che ha inizialmente supportato le misure di austerity, ma ora cerca di prendere le distanze da questo tipo di approccio. I temi centrali della sua campagna elettorale sono la tassa patrimoniale, la lotta all’evasione fiscale, il riciclaggio di denaro e i diritti degli omosessuali. Dice Bersani di volere che l’Italia continui a far parte dell’Eurozona e c’è anche una certa possibilità che egli sia in grado di tenere testa alla Merkel grazie alla linea di intesa con il socialista Hollande, presidente francese.

A destra, invece, l’alleanza di Silvio Berlusconi con la Lega Nord è stata indietro per parecchio tempo nei sondaggi, anche se adesso sembra guadagnare terreno. Sino ad oggi, la campagna elettorale dell’ex presidente è stata buona; il messaggio anti-austerity sembra aver colpito una parte degli elettori più disillusi. Continua, invece, il forte criticismo nei confronti della Germania, da ormai troppo tempo restia alla creazione di bond Europei checonsentirebbero alla BCE di comprare incondizionatamente titoli Italiani.

A questo punto si può interpretare la situazione come un bivio: insistere sugli aggiustamenti simmetrici oppure uscire. Tuttavia, tutti conoscono Berlusconi e questo dibattito è stato aperto già da tempo. Ma per diventare credibile, a questo punto Berlusconi dovrebbe tirare fuori una strategia concreta che tracci nel dettaglio ogni possibilità di scelta futura, mentre fino ad oggi l’unica cosa cui abbiamo assistito sono commenti e dibattiti televisivi.

Stando agli ultimi sondaggi, sembrerebbe che l’esito delle elezioni sia ormai allo stallo, forse si materializzerà una coalizione di centro sinistra Bersani-Monti, forse con una maggioranza di centro-destra al Senato. In questo modo, rimarrebbero in carica più o meno tutti. Nessuno avrebbe il potere di implementare una certa politica, ma tutti avrebbero l’autorità di mettere il veto.

Italia nella terra di mezzo?

Se così fosse, l’Italia continuerebbe a vivere in questa situazione di mezzo: fingendo di aver scelto di rimanere nell’Euro, pur non creando le condizioni affinché tale adesione sia realmente sostenibile. Nel frattempo, credo che emergerebbe un consenso politico anti-euro che alle elezioni successive potrebbe ottenere la maggioranza e dare il via ad una crisi politica che, in ultima analisi, avrebbe praticamente lo stesso effetto.

Per quanto riguarda Monti, il mio augurio è quello che la storia gli regali un ruolo simile a quello svolto da Heinrich Brüning, cancelliere tedesco dal 1930 al 1932, anche lui sostenitore dell’idea che non vi fossero alternative all’austerità.

L’Italia ha ancora qualche possibilità, ma è ora di scegliere.

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