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L’Europa l’Italia e il prelievo forzoso a Cipro!!

Per il salvataggio di Cipro e la ricapitalizzazione delle banche, l’Europa ha deciso di seguire un percorso mai battuto prima che non manca di sollevare pesanti polemiche e preoccupazioni. Oltre ai finanziamenti da parte di FMI e fondo europeo ESM, il conto delle banche cipriote è presentato anche a depositari e correntisti, nella forma del prelievo forzoso.

Cos’è il prelievo forzoso?

Il prelievo forzoso, in sintesi, è una tassa sul patrimonio depositato nelle banche. Lo Stato, motivato dalla difficoltà economica del momento e per evitare il tracollo finanziario del paese, applica senza consenso o autorizzazione dei correntisti, una tassa determinata su base percentuale in relazione ai possedimenti bancari.

In Italia, nel 1992, il Governo Amato impose con un decreto legge un prelievo forzoso del 6 per mille dai conti dei cittadini, per finanziare una manovra destinata al risanamento di “una situazione di drammatica emergenza della finanza pubblica”.

Cipro, come funziona il prelievo forzoso?

Secondo quanto approvato per il salvataggio di Cipro in questo caso verrà applicato con un’imposta una tantum di:

  • 9.9% sui depositi di oltre 100mila euro;
  • 6.75% sui depositi di importi inferiori.

Tuttavia, secondo il Wall Street Journal, visto che l’accordo non è ancora definitivo, potrebbero venir studiate altre soluzioni, come ad esempio una riduzione in “3 fasce“:

  • 3% sui depositi fino a 100mila euro;
  • 10% sui depositi compresi tra 100 e 500 mila euro;
  • 15% sui depositi superiori ai 500 mila Euro.

Che in altre parole rappresenterebbero rispettivamente un prelievo di
1.500 euro su un conto da 50.000 euro;
10.000 euro su un conto da 100.000 euro;
75.000 euro su un conto di oltre 500.000 euro.

Lo Switch

Il prelievo forzoso di Cipro non sarà unidirezionale, ma uno switch che implica in sostanza l’acquisto forzoso di azioni della banca presso cui si ha il conto corrente. In altre parole, il prelievo avverrà nella forma dell’acquisto (forzato, non autorizzato e non soggetto all’autorizzazione del proprietario del conto) delle azioni della banca in cui è depositato il conto.

Banche Cipriote: qualche numero

Com’è noto, Cipro è famosa come “quasi paradiso fiscale” e questo è evidente quando si pensa che i depositi bancari rappresentano l’850% del Pil del Paese.

Dei conti correnti e depositi detenuti a Cipro, si stima che circa il 50% sia di proprietà di stranieri, per buona parte Russi, molto spesso attirati da una legislazione fiscale piuttosto generosa ed una normativa anti-riciclaggio facilmente aggirabile.

Cipro: il precedente pericoloso

Fino ad oggi, nessun salvataggio aveva mai coinvolto i contribuenti perché, se è vero che molti dei capitali detenuti a Cipro possano non essere del tutto “puliti”, le banche cipriote mantengono anche i risparmi dei comuni cittadini e degli onesti contribuenti che dovranno pagare la crisi di tasca loro, con i risparmi di una vita magari.

Potrebbe accadere anche in Italia?

Cipro rappresenta lo 0.2% del PIL dell’Eurozona e il salvataggio totale richiesto (10 miliardi di Euro) è quattro volte inferiore al contributo dato dall’Italia al fondo ESM.

Rispondendo alla domanda se l’Italia possa correre il rischio di “fare la stessa fine” di Cipro, il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, ha commentato sdrammatizzando:

“Cipro è una realtà molto piccola e i mercati sono nervosi. Si tratta di una realtà profondamente diversa dalla nostra. Non credo proprio che lo stesso genere di accordo possa essere applicato al nostro paese. Non drammatizzerei. ” (Federica Agostini sul sito di ForxInfo.it del 18.03.2013)

 

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