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Non giustificate sempre i vostri figli.. L’On. Pagano scrive su Pontifex….

GENITORI CHE CONTINUATE A GIUSTIFICARE SEMPRE I VOSTRI FIGLI, PREPARATEVI AD UNA VITA DI DOLORE E SOFFERENZA: L’AVRETE!

L’ On.le Alessandro Pagano  scrive su Pontifex:

Negli anni ’80, la polizia di Seattle (USA) distribuì nelle scuole ad uso dei genitori una sorta di prontuario educativo che elencava una serie di comportamenti che avrebbero reso i ragazzi dei delinquenti modello. Nonostante siano trascorsi trent’anni da allora, questo documento è sorprendentemente attuale. Ve lo voglio riproporre per una riflessione:

1. Dall’infanzia concedetegli tutto quanto vuole: crescerà pensando che il mondo gli debba tutto.

2. Se dice parole sconce, sboccate, ridete: si crederà furbo.

3. Non dategli alcuna formazione spirituale: caso mai quando avrà 18 anni farà lui la scelta.

4. Non proibitegli mai nulla. Potrebbe farsi dei complessi. E se più tardi verrà punito a scuola o dallo Stato crederà che è la società che lo perseguita.

5. Mettete in ordine ciò che ha lasciato in disordine: si convincerà che la responsabilità è sempre degli altri.

6. Lasciategli leggere tutto, vedere tutto, frequentare chi vuole, usare “canne” e alcol. Ma vestitelo bene in compenso: si convincerà che è l’apparenza che conta.

7. Litigate sempre in sua presenza. Quando divorzierete non ne sarà sorpreso.

8. Dategli tutto il denaro che chiede, non abbia a guadagnarselo. Non sarebbe bello che avesse le vostre stesse difficoltà.

9. Date soddisfacimento a tutte le sue richieste: potrebbe restare frustrato.

10. Prendete sempre le sue difese. Professori, amici, polizia sono sempre e solo cattivi nei confronti del vostro piccolo.

11. Quando diverrà un buono a nulla invocate il destino, i mali della società e quant’altro a voi lontano.

12. Preparatevi ad una vita di dolore e sofferenza: l’avrete.

A questo punto chiederei: voi genitori preferireste insegnanti severi ed esigenti ma dediti con passione e amore all’educazione dei loro allievi? O vorreste docenti disinteressati ai loro discenti e del tutto privi di autorevolezza e autorità?

Sono certo che se questa domanda venisse sottoposta in un sondaggio ad un campione di genitori italiani, in linea teorica tutti risponderebbero che vorrebbero insegnanti con la “i” maiuscola, ma dalle cronache dei quotidiani sembrerebbe il contrario. Sempre più frequentemente assistiamo a conflitti tra genitori e docenti.

Questo “conflitto permanente” che sta lacerando il rapporto tra le famiglie e la scuola e che ha destabilizzato l’educazione delle giovani generazioni, non è che una ulteriore manifestazione di quel generale clima di conflittualità che sta devastando il tessuto sociale del nostro Paese.

L’altro giorno i quotidiani nazionali hanno narrato di cinque insegnanti del prestigioso liceo Parini di Milano, che dopo aver subito ripetuti insulti e offese da parte di alcuni genitori insoddisfatti dei voti e dei provvedimenti disciplinari ottenuti dai loro “cocchi”, hanno deciso di chiedere il trasferimento.

In Piemonte, invece, la punizione di un’insegnante elementare, che ha pulito simbolicamente la bocca di un allievo di 8 anni che bestemmiava ripetutamente in classe, è stata oggetto di accese polemiche da parte di una mamma che riteneva scarsamente importante per un bambino acquisire questo essenziale comportamento del vivere civile e sociale. Esempi come questo se ne possono raccontare a migliaia.

Sulla scorta di questa delegittimazione, i poveri insegnanti non sono più in grado di censurare la diseducazione o gli atti di bullismo degli adolescenti e di correggerne i comportamenti. Peggio ancora non possono più permettersi di attribuire voti realmente corrispondenti al loro grado di preparazione, perché tanti genitori sono ansiosi di dimostrare che i loro figli sono una sorta di scienziati incompresi e che sono vittime di docenti ingiusti e impreparati.  
Mi sa che stiamo investendo sul nulla e che ormai ci sono tutte le premesse perché in futuro la nostra società subisca un declino inarrestabile. 
Urge richiamare alla responsabilità i padri e le madri italiane, ed io conosco solo un modo: dare per legge più potere agli insegnanti.

In un articolo del Corriere della Sera, il prof. Francesco Alberoni scriveva al riguardo: “L’arroganza, la maleducazione, il disprezzo con cui spesso gli studenti trattano gli insegnanti, con la connivenza di genitori sempre pronti a difenderli, è vergognoso. E sono inutili le chiacchiere in nome della democrazia e della partecipazione. L’insegnamento non è democratico! Esso è fondato sulla separazione fra chi sa e chi non sa, fra chi insegna e chi impara, fra chi indica i valori e i comportamenti corretti e chi li deve apprendere. Troppi bambini crescono viziati e capricciosi, troppi adolescenti ignoranti e violenti, convinti che tutto sia lecito” per colpa di una colpevole asseveranza.
Se non si comincia da qui, cioè dalla prima “agenzia educativa” con la quale bambini e ragazzi entrano in contatto, come si può pretendere che in futuro essi possano rispettare le forze dell’ordine, le leggi o i più deboli?

In Italia, come dappertutto, molti ragazzi hanno la fortuna di disporre di innumerevoli “talenti”, sia di carattere personale (intelligenza, creatività), sia di carattere materiale messi a loro disposizione dalle proprie famiglie.

Tuttavia, come nella parabola evangelica dei talenti, essi sono tenuti, secondo le loro capacità e possibilità, a metterli in atto e ad accrescerli giorno dopo giorno, non a sperperarli con le complicità dei genitori. Al loro fianco ci sono gli insegnanti, pronti ad aiutarli ad usare al meglio i loro talenti, ma anche a riprenderli quando commettono errori. La scuola, dalla notte dei tempi, ha funzionato sempre con il rispetto di questo tacito e naturale patto con le famiglie. Ritornare, anche con legge, a queste antiche saggezze sarà elemento di riflessione.

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