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Scoperto a Campodimele il gene che allunga la vita

Una mutazione del dna riduce il tasso di colesterolo

Quando un gene mutato allunga la vita. Quando tiene a freno il colesterolo e spazza via il grasso che ostruisce le arterie.  E’ un’anomalia che la natura ha deciso di regalare a quelli che sono nati a pochi chilometri da Latina, a Campodimele.  Piccolo comune di meno di mille abitanti. Oggetto, da decenni,  di ricerche proprio per questo felice danno genetico. Da sempre bollato come comune della longevità (un ristoratore furbo ha perfino aperto un locale con questo nome) oggi  vede il risultato degli studi pubblicato su un rivista scientifica internazionale,  Journal of Clinical Endocrinology  and Metabolism.

Tutti, dagli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità ai diversi gruppi di ricercatori che hanno messo Campodimele sotto la lente, sono stati fino ad oggi convinti che le particolari condizioni fisiche dei suoi abitanti fossero da addebitarsi allo stile di vita e all’alimentazione. Ora è stato identificato nel  loro organismo un gene mutato che consente, appunto, di eliminare i grassi che sono nel sangue.  Una sofisticata forma di autoprotezione del corpo. In grado, evitando problemi cardiovascolari, di allungare la vita. E di arrivare quasi ai cento in condizioni più che accettabili per l’età.

Lo studio è dell’ equipe del dipartimento di Medicina interna dell’università La Sapienza di Roma guidata da Marcello Arca. «In coloro che abitano in questo piccolo paese del basso Lazio – spiega il ricercatore – abbiamo individuato una variante genetica che potrebbe racchiudere il segreto di una vita lunga e in buona salute». Il gruppo ha condotto uno screening accurato sulle caratteristiche di chi vive a Campodimele che presentano valori particolarmente bassi di colesterolemia totale e LDl (il cosiddetto cattivo). «Oltre a presentare valori molto bassi – aggiunge Arca – i portatori della mutazione godono di una specie di protezione contro aterosclerosi e diabete.  Le persone prive di questa proteina, la Angptl3,  e che al contempo godono di buona salute, ci fa ipotizzare lo sviluppo di farmaci diretti contro questa molecola per tutelare i pazienti a rischio di aterosclerosi».

Come quel 25% degli italiani che soffre di colesterolo alto (in crescita anche tra i bambini delle elementari) che è costretto a dimezzare le dosi di grassi nel piatto e, se non basta, ad affidarsi ai medicinali. Proprio la pillola anticolesterolo è tra i primi cinque farmaci più venduti nel nostro paese.

di Carla Massi sul  Messaggero di  Martedì 15 maggio 2012

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