25 Settembre 2012: Pillole dai mercati

25 Settembre 2012: Pillole dai mercati
Il modello di crescita cinese è stato ampiamente basato sull’idea che la spesa per le infrastrutture e le esportazioni potessero far fiorire una nuova era di prosperità per i comuni cittadini cinesi. La realtà è nettamente diversa. Con l’economia globale che minaccia di cambiare ancora una volta e le scorte che crescono più rapidamente della domanda, una recessione globale continua a minare la crescita e il progresso della visione di un nuovo impero cinese. Tra le notizie vi sono sempre numerosi servizi su intere città fantasma.

Queste sono delle oasi di edifici multi piano (dieci e oltre), che spesso rimangono inoccupati, con il governo si prepara a ospitare un numero record di cittadini rurali cinesi, che si prevede si sposteranno nelle città nei prossimi anni. Il Professore della Yale Stephen Roach, prima alla Morgan Stanley, prevede che le città fantasma, come la famosa Kangbashi, che non è stata occupata negli ultimi 5 anni, verrà popolata velocemente da circa 300 milioni di persone, numero che l’espansione urbana prevede si sposterà nelle città entro il 2030.

Tuttavia, mentre questo ottimismo che circonda le aspettative future descrive un quadro positivo per un paese che si è industrializzato in uno dei minori lassi temporali della storia dell’uomo, la realtà indica un quadro ben diverso. I dati più recenti relativi al PMI manifatturiero cinese indicano una contrazione per l’11imo mese consecutivo. I consumi, infatti, sono scesi drasticamente dopo la rimozione degli incentivi. La pratica di channel stuffing (ovvero mantenere le scorte a livelli elevati) è presente specialmente nell’industria automobilistica, in crisi per la diminuzione delle vendite e l’aumento delle scorte.
Dall’altro lato, l’ultimo pacchetto di stimoli di 150 miliardi destinato alla spesa per le infrastrutture verrà utilizzato per investire ulteriormente nella rete dei trasporti, decisione che ha soddisfatto l’imparzialità degli analisti che puntano a reti ferroviarie e ponti che portano non si sa dove. Per molti degli ultimi mesi i pianificatori centrali cinesi hanno giocato al gioco “aspettiamo e vediamo”, preferito di solito dalla maggior parte dei paesi occidentali, aspettando così che i tagli nei tassi delle riserve avessero effetto nell’economia reale. Questo risultato a cascata non si è presentato e l’esitazione mostrata nell’aggiungere ulteriori stimoli è stata allontanata dalle decisioni recenti. Un’elevata inflazione e una ridotta crescita potrebbero rappresentare degli ostacoli a questi nuovi piani, ma anche mettere in crisi le banche che sono già in difficoltà.

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